domenica 23 marzo 2008

7 Km da Gesusalemme



In clima con il periodo liturgico trattiamo del film “7 Km da Gerusalemme”, un’interessante pellicola tutta italiana che ci conferma che il cinema italiano non è poi così in crisi come sembra, ma è vittima del cannibalismo che i cine-polpettoni in salsa Verdone con aggiunta di Boldi-De Sica e spruzzi di veline attuano nei confronti delle altre produzioni, sicuramente più profonde ma meno, molto meno pubblicizzate.

Confesso la mia ignoranza, prima della visione non ne avevo mai sentito parlare. E come me molti altri, e inizio la visione con una bella scorta di curiosità.
Il film inizia con una situazione davvero curiosa: la voce narrante, quella del protagonista, suona già sentita e infatti l’attore è Luca Ward che, ben prima della sua comparsa sul piccolo schermo (Centrovetrine e Elisa di Rivombrosa) si era fatto apprezzare dal grande pubblico come doppiatore di qualità per aver dato la voce nientepopodimeno che a Keanu Reeves ( Neo, in Matrix...ahh, Matrix..) e a Russel Crowe (nel Gladiatore e Beautiful Mind).
Dopo aver intravisto nei nostri ricordi Massimo Decimo Meridio e Neo, ci lasciamo intrigare dalle prime scene del film che inizia “in medias res” con il nostro protagonista che sta camminando nel deserto tra Gerusalemme e Emmaus e si accorge di essere seguito da una persona: Gesù.
Ovviamente il protagonista non si scompone e si ferma rivolgendosi allo strano personaggio facendogli i complimenti per il costume e la pettinatura e chiedendogli se è una guida o un’artista di strada; il suo interlocutore sorride e gli risponde: “No, sono io..sono Gesù”.
A questo punto il nostro amico non ci sta e lo saluta in modo brusco ma Gesù lo chiama per nome: “Alessadro” in una scena che ricorda tanto un canto liturgico (Vocazione) che dice “Era un giorno come tanti altri e passando mi chiamò..come lo sapesse che il mio nome era proprio quello, non lo so”.
Inizia qui uno scambio di domande risposte a360° tra Alessandro e Gesù che inizia con le classiche, e un po’ scontate, domande che tanti di noi vorrebbero sapere: “sei tu quello della sindone? E simili.. poi Alessandro, ancora fortemente scettico, chiede un segno, un miracolo (è proprio vero, Tommaso non ci ha insegnato niente..) e Gesù lo accontenta: appare la madre di Alessandro, morta anni prima, in un incontro intenso e pieno di spunti interessanti.
Gli incontri tra Alessandro e Gesù si ripetono nei giorni successivi e il loro rapporto si disinibisce e diventa più profondo, il dialogo è più confidenziale, con ironia e autocritica, più diretto e immediato al punto che Gesù accetta di buon grado di salire sulla jeep di Alessandro per un tour nei luoghi della sua predicazione fino al Giordano dove Gesù tornerà ad immergersi in una scena di rara intensità.
Di tutt’altra natura la scena in cui, provocatoriamente, Alessandro offre a Gesù una lattina di Coca-Cola e questi la accetta di buongrado. (tale scena è stata la causa del posticipamento della data di uscita nelle sale del film poiché la Coca-Cola Italia chiese il taglio della scena in post-produzione perché riteneva che fosse dannosa per la propria immagine; la scena però rimase al suo posto, forse perché i pubblicitari pensarono la stessa cosa che esclama Alessandro nel vedere Gesù con la lattina: “..che testimonial!”).
Ogni incontro con Gesù si conclude sempre con la domanda di Alessandro: “perché io?” Gesù ancora una volta non sceglie la platea su larga scala, ma sceglie di stare vicino all’individuo, alla persona e vuole interpellarla singolarmente nella sua realtà di vita: scopriamo così che Alessandro era un pubblicitario di successo che però ha perso il lavoro, ha divorziato dalla moglie ed era in un momento di crisi e si è ritrovato a Gerusalemme per un caso strano; nella sua vita ha incontrato svariate persone e “personaggi” che gli avevano già fatto intravedere la presenza di Gesù nella sua vita e, grazie ai dialoghi con Gesù, tutte le sue relazioni, incontri e scelte acquistano un “tono” diverso e forse più chiaro.
Infine arriva il momento di salutarsi e Alessandro gli rivolge le sue ultime domande: come il Giuda di “Jesus Christ Superstar” gli chiede come mai non ha scelto di rivelarsi al mondo intero, magari approfittando di Internet e Gesù gli risponde: “Io non sono virtuale, io sono vero”. Di straordinario effetto è anche la risposta che Gesù gli da a proposito dei vari miracoli dei giorni nostri, dalle lacrime delle statue della vergine al sangue di S. Gennaro.

Un riassunto di questo tipo non rende giustizia ai dialoghi e all’intensità della fotografia che il film propone tanto che la cosa più indicata che mi rimane è quella di consigliare la visione di questa piccola perla del nostro cinema italiano anche perché credo che possa essere straordinariamente utile per un bel cineforum tra ragazzi poiché la sola visione, senza un minimo di dibattito dopo, rischia di far perdere di profondità al film che verrebbe poi ricordato solo per la scena, seppur simpatica, della Coca-Cola. Troppo poco.

VOTO 7/8

BELLA INTUIZIONE

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